In Georgia, le elezioni municipali di domenica 30 maggio, sarebbero state caratterizzate da irregolarità sistematiche. Questo è quanto si legge nel comunicato dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce): “Le autorità – ha fatto sapere l’Osce – hanno organizzato le elezioni in maniera trasparente e professionale. Sono state comunque riscontrate delle serie violazioni in molte regioni, in particolare nella fase di spoglio delle schede”. Poco prima le autorità georgiane avevano dichiarato che secondo gli osservatori internazionali nel corso delle municipali non c’erano state infrazioni importanti.
Con il voto in corso, domenica il leader del partito “Alleanza per la Georgia”, Irakli Alasania, una delle voci autorevoli dell’opposizione, nonché ex ambasciatore presso l’Onu, ha puntato il dito contro il presidente Mikhail Saakashvili, che avrebbe violato le regole elettorali. “Parlando in diretta sul canale Imedi – ha detto un portavoce del partito di Alasania - il presidente ha fatto propaganda a favore del partito al governo Movimento nazionale unito, cosa che costituisce un’evidente violazione della legge elettorale”.
Quasi contemporaneamente, Saakashvili, parlando alla stampa, si diceva certo della vittoria del partito al potere nelle elezioni locali (si è votato anche per eleggere il sindaco della capitale Tbilisi e per riempire alcuni posti vuoti in Parlamento). “Sono felice – aveva commentato il presidente – che la campagna elettorale si sia svolta con calma, senza eccessi”, notando, come a mettere le mani avanti, “che delle violazioni insignificanti sono riscontrate in tutti i Paesi del mondo”.
Un particolare non trascurabile. L’emittente privata Imedi, citata prima riguardo alla presunta violazione denunciata dal partito guidato da Alasania, è la stessa di un certo scandalo televisivo. Il 13 marzo scorso, un sabato sera, il canale georgiano ha trasmesso un falso reportage in cui si vedevano le forze armate russe invadere e bombardare il Paese. Una messa in scena che ha terrorizzato parte della cittadinanza, ancora memore del conflitto nell’agosto del 2008, scatenato dall’amministrazione Saakashvili con la poco accorta decisione di fare fuoco su Tskhinval, capitale dell’Ossezia del Sud, Repubblica indipendente. Allora fu necessario l’intervento della portavoce presidenziale, Manana Manzhgaladze, per assicurare i cittadini, dire loro che avrebbero potuto dormire tranquilli.
La reazione dell’opposizione era stata univoca. Irakli Alasania aveva parlato di “terrore a mezzo stampa rivolto contro il popolo”; “un umiliazione del popolo” per Nino Burzhanadze, leader del partito Georgia Unita. Richieste inclementi da parte di Shalva Natelashvili, a capo dei laburisti: chiusura dell’azienda televisiva Imedi, intervento dell’Onu per il “reato grave” commesso da Saakashvili a dal suo entourage. Anche Levan Gachechiladze, altro leader dell’opposizione georgiana, poco dopo, aveva fatto sapere la sua intenzione di citare in giudizio, per diffamazione, il presidente Mikhail Saakashvili per il falso reportage che tanto aveva spaventato i loro connazionali.
Lo stesso canale Imedi, trasmettendo il falso “reportage speciale”, aveva presentato lo stesso Gachechiladze e gli altri principali leader dell’opposizione, come dei traditori, stessa identica retorica usata da Saakashvili nei confronti della Burzhanadze e di Zurab Nogajdeli, in occasione dei loro viaggio a Mosca per ricostruire il dialogo.