PROGETTO ITALIA-GEORGIA
Borgomanero, Novara
 
Amministrative in Georgia: primo test post conflitto
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03/06/2010- di Monica Ellena per temi.repubblica.it
Uno stuolo di osservatori elettorali da ogni dove: voto pulito ma non immacolato. Confermato il sindaco di Tbilisi, Gigi Ugulava, e sconfitto Irakli "l'americano". Il Presidente Saakashvili ne esce rafforzato, l'opposizione rimane divisa sui rapporti con la Russia a due anni dalla guerra.
 
Ha infornato pane, tagliato bistecche, lavato vetri e gettato cemento. Si e’ presentato come “uno di voi” sotto l’(umile) slogan “C’e’ ancora molto da fare”. Una strategia elettorale forse non troppo sofisticata, ma l’immagine dell’uomo della strada ha assicurato a Gigi Ugulava la rielezione a sindaco di Tbilisi. La poltrona di primo cittadino della capitale georgiana e’ la piu’ importante del voto amministrativo di domenica per l’elezione di 64 consigli municipali in carica per i prossimi quattro anni.
 
Un voto che ha catalizzato un’attenzione mai registrata prima: ai trecento osservatori internazionali dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce), se ne sono aggiunti indipendenti da ogni dove, nonche’ uno stuolo di nazionali. Un esercito civile per monitorare e mettere sotto la lente d’ingrandimento la Georgia del presidente Michail Saakashvili a due anni dalla “piccola” guerra che nell’agosto del 2008 scosse il mondo. La disastrosa campagna in Ossezia del Sud, i cinque giorni di conflitto contro la Russia dell’agosto 2008 e le crescenti accuse di autoritarismo hanno trasformato il voto in un test per Saakashvili che non puo’ piu’ presentarsi per un terzo mandato alle presidenziali del 2013.
 
La conferma del 36enne Ugulava, ha rincuorato il presidente e il suo Movimento Nazionale Unito. Tbilisi e’ il luogo nel quale tutto succede, muscolo pulsante del paese, nonche’ casa per un milione dei quattro e mezzo di georgiani. Ma il marchio Saakashvili si e’ rivelato vincente anche nel resto del Paese a conferma che il sostegno al governo rimane forte. Grazie anche a una visibilita’ televisiva quasi totalmente monopolizzata.
 
Il grande sconfitto nella capitale e’ Irakli “l’americano” Alasania, gia’ ambasciatore alle Nazioni Unite, posizione abbandonata per contrasti con l’ex alleato Saakashvili. La sua coalizione, Alleanza per la Georgia, non e’ riuscita a conquistare simpatie: l’opposizione al governo rimane frammentata e senza una reale alternativa programmatica al governo. L’esperienza americana – che strizzava l’occhio a Obama e il suo vincente “We Will Change” – e un programma centrato su assistenza sanitaria e welfare pero’ poco hanno potuto contro la politica del mattone.
 
Da mesi Tbilisi (ma non solo) e’ aperta per lavori: sono state costruite strade, allargati viali, rifatti parchi, sostituite tubature, aumentate le assunzioni. Secondo il think-tank Transparency International (Ti) i fondi a Tbilisi e le amministrazioni locali sono stati aumentati del 34 percento, una mossa in teoria non possibile, ma tollerata in campagna elettorale.
 
A stimolare lo scrutinio internazionale sono state le crescenti accuse di autoritarismo, manipolazione dei media e pugno duro contro l’opposizione. Ma un’amministrazione esterofila come quella attuale, con forte necessita’ di appoggio economico e politico, aveva bisogno di dimostrare assoluta trasparenza nel processo elettorale. E cosi’ ecco nascere la task-force per garantire elezioni corrette e libere guidata dal vice ministro degli esteri Giga Bokeria. Che, seguendo la chiara traccia governativa, ha definito la campagna elettorale la meno politica e piu’ pratica degli ultimi decenni.
 
Voto senza macchia quindi? Piu’ pulito si’, ma non immacolato. Per l’Osce la Georgia ha compiuto “importanti passi avanti verso gli standard internazionali”, ma “rimangono significative mancanze”. Gli osservatori locali hanno segnalato irregolarita’: l’Election Media Centre, gruppo di monitoraggio messo in piedi da tre organizzazioni locali – Ti Georgia, la Georgian Young Lawyers Association e la International Society for Fair Elections – hanno denunciato intimidazioni e manipolazione delle liste elettorali, soprattutto nelle aree rurali. Goga Topadze, candidato a sindaco di Tbilisi e presidente del movimento “L’Industria salvera’ la Georgia” ha denunciato 10mila nomi di defunti inseriti nelle liste elettorali.
 
Elezioni secondo copione quindi. E ora? Ora il governo esce rafforzato: Saakashvili difende il suo operato, nella convinzione di aver creato una democrazia modello in una regione dove elezioni rubate e presidenti a vita sono prassi politica. Eppure gli interrogativi rimangono.
 
Lo scorso 11 maggio la Commissione costituzionale ha approvato una bozza di cambiamento della Costituzione che amplierebbe i poteri del Primo ministro diminuendo quelli del Presidente. Una mossa, attualmente al vaglio della Commissione di Venezia del Consiglio d’Europa, nella quale gli analisti vedono la mano lunga di Saakashvili: non potendo candidarsi nel 2013, potrebbe assicurarsi la carica di Primo ministro. Dal 2004, anno della sua prima elezione, la Costituzione e’ stata modificata cinque volte, in un crescendo di poteri nelle mani dell’esecutivo.
 
Una parte dell’opposizione – Alasania in testa – ha accettato la sconfitta e guarda gia’ alle parlamentari del 2012 mentre una parte pensa di portare la protesta contro il governo nelle strade. Una strategia quest’ultima che non si e’ rivelata vincente la scorsa primavera quando l’opposizione blocco’ per settimane il centro di Tbilisi chiedendo le dimissioni del presidente. Non ottenne risultati: Saakashvili non si dimise, l’opposizione si frantumo’ per mancanza di proposte concrete e gli automobilisti della capitale s’infuriarono.
 
I rapporti con la vicina Russia contribuiscono a dividere l’opposizione e ad alienarle i favori della popolazione. Figure come l’ex premier Zurab Nogaideli o l’ex braccio destro di Saakashvili nella Rivoluzione delle Rose del 2003, Nino Burjanadze, vogliono riaprire il dialogo con Mosca ma i loro recenti incontri con Vladimir Putin sono stati etichettati come tradimento.
 
Eppure le relazioni con il grande vicino scomodo sono essenziali. Soprattutto dal punto di vista economico. Quando nel 2006 Mosca decise per l’embargo dei prodotti georgiani – vino e acqua minerale in primis – il Paese perse da un giorno all’altro il suo primo mercato estero. E le rimesse dei georgiani in Russia – stimati tra il milione e il milione e mezzo – contribuiscono a rimpinguare i magri bilanci famigliari.
 
Riallacciare i rapporti con Mosca significa anche trovare un’alternativa alla lunga anticamera con l’Occidente. La maggioranza dei georgiani guarda all’Unione europea e nella Nato per risollevare economia e politica (anche se manca una reale coscienza degli sforzi che verrebero richiesti), ma l’attesa sta logorando gli animi. Il problema e’ Bruxelles. Mantenere un pacato equilibrio politico in Georgia e’ essenziale per il ruolo geopolitico e l’approvvigionamento energetico, ma la Ue e’ in stallo: non investe nella risoluzione dei conflitti con l’Abkhazia e l’Ossezia del sud – la missione di monitoraggio dell’Unione europea ha poteri molto limitati – e, comunque, l’opinione pubblica e’ a questo punto ostile a ulteriori allargamenti.
 
Intanto Ugulava ringrazia. Spariti I cartelloni che lo ritraevano mentre infornava, sono apparsi i ringraziamenti. C’e’ ancora molto da fare era la promessa. Il governo ha tempo due anni.
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