PROGETTO ITALIA-GEORGIA
Borgomanero, Novara
 
La musica

Nella società georgiana il canto popolare ha sempre occupato una posizione di primo piano, grazie al suo ruolo centrale in tutte le varie occasioni di incontro e di celebrazione, ma anche nel lavoro e nella quotidianità. In Georgia le origini della tradizione di canto polifonico risalgono infatti ad oltre 2000 anni fa: si tratta probabilmente di una tra le più antiche forme di polifonia del mondo. La prima testimonianza dell'uso di canti di lavoro, di guerra e di danza presso i georgiani è attestata da una fonte assira dell'VIII secolo a.C.

La cultura musicale tradizionale, fatta di canti e danze, era ampiamente diffusa già tra le antiche tribù dei Mocinki, lontani antenati dei georgiani. Il re Assureti Sargon (VIII sec. a.C.) scriveva che "nel paese dei Mana la gente trasformava in gioia il lavoro grazie alle canzoni" (C.Aslanichvili, Scritti sulle canzoni popolari georgiane). Risulta evidente dalle opere dello storico greco Senofonte come, all'epoca (IV sec. a.C.), fosse popolare tra le tribù georgiane la musica laica, soprattutto le canzoni di guerra e per le danze, eseguite sempre con grande originalità.

Nel corso dei secoli, la Georgia è stata più volte invasa dai conquistatori stranieri ma, nonostante ciò, il popolo georgiano ha conservato la propria lingua, la propria scrittura, l’originaria cultura musicale di cui la polifonia è l’elemento caratterizzante. Al contrario, i Paesi confinanti praticano il canto omofonico. Nella canzone popolare georgiana ogni voce ha la sua parte. La polifonia è l'intreccio melodico di più voci, a differenza degli stili monodici dei popoli vicini: armeni, azeri, arabi, turchi e persiani. Il valore prezioso della tradizione georgiana è testimoniato anche dal riconoscimento dall'UNESCO che nel 2001 l'ha inserita nell'elenco dei rari patrimoni universali della cultura immateriale.

La tendenza a un'attività musicale collettiva (ancora oggi in Georgia, quando la gente s'incontra, basta che uno inizi a cantare e gli altri subito si uniscono a lui, ed ognuno canta - per così dire - la propria voce) si manifesta nei canti a più voci eseguiti prevalentemente durante il lavoro dei campi, nelle cerimonie nuziali, in danze, banchetti e altri momenti di vita collettiva (i così detti "canti da tavola" - ad esempio - costituiscono un vero e proprio genere estremamente popolare in Georgia).

Possiamo individuare tre tipi di polifonia nella Georgia, ciascuno tipico di una regione differente. La polifonia “complessa”, comune nello Svaneti; la polifonia “dialogo” sopra una base di bassi, della regione di Kakheti nella Georgia orientale; polifonia “contrapposta” con tre parti di canto parzialmente improvvisate, caratteristica della Georgia occidentale. Le canzoni riguardano tutti gli aspetti della vita quotidiana, dal lavoro nei campi (il Naduri, che comprende suoni di sforzo fisico nella musica) alle canzoni per la cura delle malattie, fino ai cori di Natale (Alilo). Altre ancora sono collegate al culto della vigna e molte risalgono all’VIII secolo. Le canzoni liturgiche bizantine si sono integrate con la tradizione polifonica georgiana al punto da trasformarsi di fatto in un'espressione significativa di essa.

La Georgia è un piccolo paese, ma molto montagnoso. Per questo motivo, gli stili di musica popolari delle varie regioni differiscono ampiamente, rendendo difficile parlare delle caratteristiche “di musica tradizionale georgiana” come di una sola cosa. Ciascun gruppo etnico, ciascuna regione ha sviluppato un suo stile peculiare di polifonia, di estrema ricchezza morfologica. Una prima differenziazione stilistica è già individuabile tra la Georgia occidentale, dove la musica popolare è caratterizzata essenzialmente da canti monodici e da canti a due o tre parti vocali (come, ad esempio, nella regione di Kartli-K'akheti), e la parte occidentale del paese, nella quale predomina invece il canto a tre o quattro parti vocali.

I popoli della regione Kartli- K'akheti hanno sviluppato una grande varietà di stili, forme e generi di canto popolare. Orovel è la generica denominazione per i canti di aratura, trebbiatura e spulatura, tutti collegati nel nome, nella struttura e nel contenuto testuale all'horhovel dell'Armenia, peculiarità molto importante dei canti corali dei Guri (diffusa anche il, altre regioni della Georgia occidentale) è costituita dal registro alto chiamato krimanchuli (o Gamqivani, "canto del gallo"), letteralmente "voce che serpeggia, che si torce", nel quale svariate ornamentazioni e figure vocali a carattere virtuosistico sono cantate da un solista - su vocali e sillabe senza significato - in una sorta di acutissimo falsetto gutturale.

Vale decisamente la pena di citare l'entusiasmante incontro di Igor Stravinskij con la polifonia georgiana, da lui stesso narrato nei Dialoghi con Robert Craft: “Sono debitore a Noah Greenberg ed ai nastri di canto polifonico da lui registrati nei villaggi di montagna nei dintorni di Tbilisi di una delle esperienze musicali che recentemente più mi hanno impressionato. La tecnica jodel, che in Georgia viene chiamata krimanchuli [...] rappresenta la forma di vocalità più virile che io abbia mai ascoltato. Inutile dire come questo tesoro dissepolto, essendo non solo straniero ma addirittura di origine religiosa e di conseguenza oggetto di imbarazzo per lo storicismo progressivo, ed oltre a questo polifonico e di conseguenza sovversivo, non sia affatto benvenuto in Unione Sovietica e difficilmente sarà salvaguardato. Senza alcun dubbio verrà sotterrato una volta per tutte, e debitamente sostituito dai canti-slogan di partito appositamente fabbricati da Mosca Il declino della cultura, in termini musicali - se solo vorrai perdonare il mio storicismo - è rappresentato dall'involuzione dalla polifonia alla monofonia”. (Igor Stravinskij e Robert Craft, Dialogues, Londra, 1968, pp. 59-60). Fortunatamente, nonostante il pessimismo del grande compositore, le cose sono andate diversamente e questo "tesoro" non ha mai dovuto “essere riportato alla luce”, semplicemente perché non ha mai cessato di risplendere nel corso dei secoli.

Le canzoni del Kakheti, nella Georgia orientale, solitamente sono caratterizzate da un semplice “ronzio” delle note basse con due solisti che cantano le due parti principali. Forse l'esempio più noto di musica nello stile Kakhetian è “il Chakrulo” patriotico, che è stato scelto per accompagnare la nave spaziale “Voyager” nel 1977.

Uno dei più famosi gruppi di canto polifonico attuali è Rustavi, che ha conservato la forma e la struttura dei cori da camera modificandone il carattere chiuso di certe zone della Georgia e assimilandone la ricca eredità del folklore musicale e la varietà dei suoi generi. Rustavi compie un notevole lavoro di ricerca e recupero del patrimonio musicale dimenticato. Per ritrovare quelle vecchie canzoni che solo gli anziani ricordano, i componenti del gruppo girano per tutta la Georgia registrando i materiali sonori che trovano, ne trascrivono la musica e solo allora sono pronti per riproporre le canzoni in pubblico.

Ispiratore e organizzatore di questo lavoro è il leader del Rustavi, Anzor Erkomaichvili, rappresentante della settima generazione dell'omonima dinastia di celebri musicisti. Nelle varie zone della Georgia è ancora molto viva, accanto alla pura musica vocale, la tradizione dell'accompagnamento strumentale, tradizione che il gruppo Rustavi ha assimilato nei suonatori di ciuniri, ciangui, panduri, cionguri, salamuri, tra cui spicca il virtuosismo di Omar Kalaptrichvili, solista di salamuri (ciaramella pastorale). Questo strumento occupa un posto di rilievo nello studio scientifico degli antichi strumenti popolari georgiani, del loro repertorio e della loro evoluzione attraverso i secoli: il salamuri sembra infatti risalire al 2000 a.C.

Pe saperne di più http://www.polyphony.ge/en/homepage/home.php

Letteratura

"Il cavaliere dalla pelle di leopardo", illustrazioneLa letteratura georgiana deve le sue origini al cristianesimo, introdotto in G. verso il sec. IV-V. All'inizio essa è costituita quasi esclusivamente da traduzioni delle Scritture, per passare ben presto a una vasta produzione agiografica: assai nota è la Vita di Santa Šušanik, documento dell'influenza armena sulla Georgia. Una data importante è il 980, anno della fondazione del monastero dell'Iviron sul monte Athos, che portò all'apogeo la letteratura monastica.

Con la dinastia dei Bagratidi la letteratura georgiana raggiunse la sua “età dell'oro” (sec. XI-XIII). Accanto alla produzione esclusivamente ecclesiastica, proprio in questo periodo essa presenta alcune fra le sue opere più significative soprattutto nell'epica, la quale, pur attingendo alla tradizione indo-iranica, rivela nello spirito e nella forma una caratteristica schiettamente nazionale. L'Amiran Dareğaniani (Amiran figlio di Dareğan) di Moses Koneli inizia la serie di poemi illustranti la tradizione epica cavalleresca del popolo georgiano. Il capolavoro dell'epoca è “L'uomo nella pelle di tigre” (o Il cavaliere dalla pelle di leopardo) di Shota Rustaveli (vissuto a cavallo tra i sec. XII e XIII), vasta rappresentazione della società georgiana sotto i Bagratidi.

Dopo un periodo di decadenza (sec. XIII-XVI), nuovi periodi di fioritura letteraria si ebbero nei sec. XVII e XVIII, dominati dalla storia e dalla novellistica. Agli inizi del sec. XIX data la letteratura romantica georgiana, di cui i maggiori esponenti furono Alessandro Čavčavadze (1786-1846), ponte tra la poesia tradizionale e quella europea, e Nikoloz Baratašvili (1817-1845), definito il “Byron georgiano”. Al fervore intellettuale di questo periodo si deve il vasto movimento di idee che portò a quel risveglio conclusosi con l'indipendenza politica della Georgia (1918). Una delle personalità più significative di questo movimento di rinascita nazionale è Ilia Čavčavadze (1837-1907), che nella poesia si ispira a modelli europei, e nella prosa descrive la difficile situazione sociale e la decadenza morale. Accanto a lui si devono ricordare Akaki Cereteli (1840-1914), Alessandro Kazbegi (1847-1893) e Važa Pšavela (1861-1915).

Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi (1921) la vita letteraria ha avuto ancora intenso sviluppo. Tra i maggiori poeti vanno citati G. Tabidze (1892-1959) e T. Tabidze (1895-1937), P. Iašvili (1894-1937), G. Leonidze (1899-1966) e, tra i narratori, G. Robakidze (1884-1962) e K. Gamsakurdia (1891-1975). Dopo la II guerra mondiale, nella letteratura georgiana (anche in quella drammatica) i temi principali affrontati sono il passato, la guerra, la costruzione della pace e della nuova società e la descrizione della vita contemporanea secondo i canoni del realismo socialista. Tra gli autori sono da ricordare i prosatori Šalva Dadiani (1874-1959), Demma Šengelaja (1896-1980) e Akaki Beliašvili (1903-1961), che esordì come poeta futurista per dedicarsi più tardi alla narrativa storica e al cinema come sceneggiatore.

A partire dagli anni Settanta, un certo rinnovamento nei temi si nota nella poesia, che si concentra sui problemi sentimentali e spirituali dell'uomo moderno grazie a Irakli Abašidze (n. 1909), Ana Kalandadze (n. 1924), Otar Čiladze (n. 1933), che si dedica anche alla prosa, e Muchran Mačavariani (n. 1929). La narrativa, invece, punta a descrivere la vita contemporanea; ricordiamo Nodar Dumbadze (n. 1928), Otia Ioseliani (n. 1930), Arčil Sulakauri (n. 1927).
Arte

Fin dall'Età del Bronzo i territori della G. furono interessati alle prime esperienze metallurgiche maturate nell'area caucasica già nel III-II millennio grazie alla loro prossimità alle civiltà dell'Asia anteriore. Oltre a costruzioni difensive o di abitazione, risalgono a quest'epoca le numerose sepolture a tumulo (che anticipano per molti aspetti i “tumuli reali” sciti) di Calka-Trialeti e di altre località della Transcaucasia, contenenti ceramiche, armi, oggetti e ornamenti in oro e argento. Nel sec. VI nelle regioni dell'antica Colchide si diffusero elementi della cultura greca, pervenuti sulle rive del Caucaso tramite le città commerciali (Dioskourias, Phasis, Pityous, ecc.) createvi da coloni ionici. Più tardi penetrarono in Georgia influenze romane e quindi iraniche (nell'apporto dell'arte sassanide, impregnata di influssi ellenistici e della Siria romana).

Con l'introduzione del cristianesimo (sec. V) andò affermandosi l'architettura religiosa, con la costruzione di numerose basiliche a tre navate (secondo le forme diffuse nell'area mediterranea), nelle quali l'interesse per l'organizzazione dello spazio interno prevale su quello dei volumi esterni (basiliche di Sion a Bolnisi, di Urbnisi, di Dmanisi e di Ančishati a Tbilisi). Tra la fine del sec. VI e l'inizio del sec. VII si diffuse il tipo di chiesa a pianta centrale a cupola, dove il sapiente uso dei pennacchi a tromba realizza eccezionali soluzioni di raccordo tra la pianta quadrata e quella poligonale degli alti tamburi che reggono la cupola: il più antico esempio, a organismo tetraconco, è la chiesa di Džvari (586-604), mentre quella di Cromi (626-634), con cupola su quattro pilastri e nicchie triangolari affiancate all'abside, costituisce per queste sue caratteristiche modello per sviluppi successivi. Le chiese sorte tra il sec. X e il XIII recano influenze romaniche e bizantine, chiese di Alaverdi presso Telavi, di Bagrat a Kutaisi, di Sveti-Choveli e del monastero di Samtavro a Mcheta, di Nikorcminda, di Samtavisi del sec. XI; di Gelati del sec. XII; di Betania, Ikorta e di Pitareti del sec. XIII).

La grande stagione dell'architettura ebbe termine con l'invasione mongola e il succedersi di altri avvenimenti storici. Quella che seguì ripeté schemi del passato o si limitò a opere di restauro o di ampliamento dei vecchi edifici. Maggiori sviluppi della scultura ebbe la pittura murale, la cui tradizione fiorì accanto all'architettura (chiesa di Iprari, di S. Giorgio a Nakipari, sec. XI-XII, chiesa di Ubisi, sec. XIV, chiesa di Gelati, sec. XVI).

Ricca fioritura ebbero l'arte della miniatura (Vangeli di Adisi, 897, e di Dzuruci, 940), dello smalto (immagine della Vergine, del sec. X, incastonata nel trittico d'oro di Hanuli del sec. XII, ora nel Museo di Stato di Tbilisi) e dell'oreficeria sacra. Con l'annessione della G. alla Russia nel sec. XIX l'arte della Georgia si espresse secondo i temi di ispirazione russa e occidentale nel cui ambito si sono sviluppati gli stili contemporanei.