PROGETTO ITALIA-GEORGIA
Borgomanero, Novara
Miti/curiosità
 
Miti e curiosità
La Georgia e il vello d'oro: l'origine del mito

Durante il I millennio a.C il territorio dell'attuale Georgia era occupato ad occidente, sul Mar Nero, dalla Colchide, la mitica terra del vello d'oro, e ad oriente dall'Iberia. Il vello d'oro era, secondo la mitologia greca, il vello di ariete che Ermes donò a Nefele e che fu, in seguito, rubato da Giasone.

Nefele fu ripudiata dal marito Atamante, che sposò in seguito Ino. Ino odiava Elle e Frisso, i figli che Atamante aveva avuto da Nefele, e cercò di ucciderli per permettere a suo figlio di salire al trono. Venuta a conoscenza dei piani di Ino, Nefele chiese dunque aiuto ad Ermes, che le inviò un ariete dal vello d'oro. Esso caricò in groppa i due e li trasportò, volando, in Colchide. Ma Elle cadde in mare durante il volo ed annegò. Frisso invece arrivò a destinazione, dove venne ospitato da Eete. Frisso dunque sacrificò l'animale agli dei, donando ad Eete il vello, che lo nascose in un bosco, ponendovi un drago di guardia. Il vello venne successivamente rubato da Giasone e dai suoi compagni, gli Argonauti, con l'aiuto di Medea, figlia di Eete.

Gli Argonauti alla ricerca del Vello d'Oro

Figlio d’Esone, re di Iolco, e di Polimede, l’eroe greco Giasone fu allevato del centauro Chirone poiché lo zio Pelia aveva usurpato il trono. Raggiunta l’età adulta, Giasone si presentò a corte per riavere il suo trono e Pelia, con la segreta intenzione di vederlo morto, gli promise il regno solo se avesse conquistato il Vello d’oro, custodito nella lontana Colchide. Li Gisone, fu portato da Frisso, figlio di Atamante e Nefele. Per conquistare il Vello d’oro Giasone armò la nave Argo e radunò cinquanta giovani eroi greci, tutti di stirpe divina, che furono chiamati appunto Argonauti.

Tra varie avventure in molte terre deiverse, gli Argonauti raggiungono finalmente la Colchide, dove il re Eete subordina la consegna del vello alla condizione che Giasone riesca a domare due tori dagli zoccoli di bronzo, che soffiano fuoco dalle narici, e compia ulteriori gesta sovrumane. La figlia del re Medea, esperta di arti occulte, innamoratasi di Giasone gli offre il suo aiuto, purché lui la porti con sé in Grecia. Giasone supera le diverse prove, con i sortilegi di Medea riesce a far addormentare il terribile drago e fugge con Medea e con il vello, inseguito dai soldati di Eete, dopo aver ucciso il fratello di lei.
La Georgia: origine del nome

I georgiani si chiamano Kartvelebi (ქართველები), la loro terra Sakartvelo (საქართველო), e la loro lingua Kartuli (ქართული). Questi nomi derivano da un capo pagano chiamato Kartlos, considerato il padre di tutti i Georgiani. Il nome dato dagli stranieri (Georgia), usato nel mondo intero, è derivato dal persiano (گرجی) Gurji derivato dall'arabo Jurj. Poiché l'ortografia è stata influenzata dal greco è stato derivato georg - (γεωργ), che indica l'agricoltura.

Il termine è stato erroneamente supposto derivasse dal nome di San Giorgio (il santo patrono del paese), o da γεωργία (georgía, coltivata). Il mondo antico ha conosciuto gli abitanti della Georgia orientale come Iberiani, dal regno caucasico di Iberia - confondendo così i geografi dell'antichità, che hanno pensato questo nome applicato soltanto agli abitanti della penisola iberica (Spagna, Portogallo, Andorra e Gibilterra). C'è inoltre, in tutta probabilità, un collegamento etimologico fra il nome Iberia e la provincia storica di Imereti denominata Georgia.
Kartlos, il padre della Georgia

Kartlos fu fondatore e padre eponimo leggendario della Georgia, nel relativo nucleo di Kartli (cfr. Iberia Caucasica). La sua storia è narrata nelle cronache georgiane medioevali, Kartlis Cxovreba, scritta secondo la tradizione orale da Leonti Mroveli nell'undicesimo secolo.

La leggenda vuole Kartlos come figlio di Targamos e, quindi, fratello di Haos, Movakos, Lekos, Heros, Kavkasos, e Egros dai quali presero le loro origini gli altri popoli caucasici. Kartlos ha unito la sua gente sotto la sua guida ed ha fondato la città di Kartli. Ha avuto parecchi figli - Mcxetos, Gardabos, Kakhos, Kukhos, Gachios, Uphlos, Odzrkhos, Javakhos – che divennero i fondatori eponomici e primi governatori di Mtskheta, Gardabani, Kakheti, Kukheti, Gachiani, Uplistsikhe, Odzrkhe, e Javakheti, rispettivamente.

Nel III secolo AC il Re Iberico Pharnavaz rivendicò la sua discendenza da Kartlos, essendo denominata Kartlosiani (Kartlosid) la sua discendenza.

Georgia: la Madonna e la Santa Vergine Nina

Santa Nino (Santa Nina)Secondo la tradizione Iberia, ovvero la Georgia, è la provincia predestinata alla Madonna. Santo Stefano riferisce che dopo l'Ascensione del Nostro Signore, gli Apostoli e la Madonna rimasero in Gerusalemme di attendere il Conforto promesso, e fu allora che scelsero i paesi dove ciascuno di loro doveva andare a predicare l'insegnamento di Cristo. Quando con timore e reverenza lanciarono il sorteggio per la Madonna, il suo destino cadde sull'Iberia. La Madonna intendeva partire il giorno di Pentecoste, ma un angelo le apparve e la trattenne dicendo che sarebbe dovuta rimanere a Gerusalemme, data la sua età già avanzata. Al suo posto partì l'Apostolo Andrea, che predicò lungo il Mar Nero e convertì i popoli georgiani: guruli, imeri, megreli e abkhazi, ma non raggiunse la Georgia orientale. Predicarono nella regione anche S. Simone (che sarebbe stato seppellito a Comani, vicino Sokhumi), S. Matteo (che sarebbe stato seppellito a Gonio, vicino Batumi), S. Bartolomeo e S.Taddeo.

Tre secoli dopo fu mandata la Santa Vergine Nina per predicare nella terra d'Iberia: Kartli e Kakheti. Santa Nino (Santa Nina) nacque in Cappadocia ed era l'unica figlia dei genitori pii e nobili: il padre Zabulon, generale romano e parente di San Giorgio, e la madre Susanna, sorella del patriarca di Gerusalemme. Divenne orfana dell'età di 12 anni e suo zio, patriarca di Gerusalemme si occupò di lei. Conduceva vita pia e di fede cristiana. La ragazza si interessò alla ricerca della tunica del Signore, e quando venne a conoscenza che il sacro abito era conservato in Iberia, nella città Mtskheta, partì per la terra di Kartli (Georgia orientale). Ebbe molte difficoltà, ma con pazienza superò tutto. Una volta, nel sonno, le si presentò l'angelo che le promise l'aiuto del cielo. Svegliandosi, Nina, ritrovò nelle mani una croce fatta di viti. Così, benedetta dal Signore, Nina cominciò di predicare.

Le date della storia: 303 S.Nino predica nel Regno di Iberia; 325 Concilio di Nicea, l'attuale Georgia ricade nella giurisdizione del Patriarcato di Antiochia; 326 il Re di Kartli (Iberia), Mirian, convertito da S.Nino, dichiara il Cristianesimo religione di stato e  l'Imperatore Constantino vi invia l'Arcivescovo Giovanni.

Santa Nino scelse il posto Bodbe per la sua dimora finale dove fu sepolta dopa la sua morte. Il monastero di Bodbe di Santa Nino (VI sec.) contiene la tomba di Santa Nino. Il monastero di Jvari in Mtskheta, in cima ad un monte, è il luogo in cui la missionaria eresse da sé una croce (“Jvari” in georgiano) nel IV secolo, per contrassegnare l’ingresso del cristianesimo in Georgia. La croce di vite fissata con i capelli della Santa Nino si conserva nella Cattedrale di Sioni in Tbilisi.

La Georgia e il vino

La Georgia vanta una delle più antiche tradizioni vinicole al mondo, risalente al 3000 a.C. Alcuni storici credono che sia il luogo di nascita del vino. Queste tradizioni sono state conservate dai georgiani e oggi si riflettono nell'eccellente qualità dei loro vini. La moderna tecnologia si associa alle antiche varietà di uva per produrre vini di alta qualità che soddisfino il gusto raffinato dei consumatori.

I georgiani hanno un metodo speciale per la produzione del vino che avviene in recipienti di pietra. La sua conservazione é fatta nelle giare di terracotta immerse in terra. Anche oggi molte case nel paese hanno una cantina del vino – cosidetta “marani” con i pressanti d’uva e con le giare di terracotta messe sottoterra. Queste giare del vino sono chiamate “kvevri” e sono difese solo dalle piastrelle di pietra con le quali esse vengono chiuse. A differenza del metodo europeo della produzione del vino che comprende la separazione del succo dell’uva dopo la pressatura, i georgiani tengono il succo e l’uva insieme per qualche tempo prima della separazione. Ecco quello che dà al vino georgiano il suo profumo e la fortezza speciale.

Il vino è una parte inseparabile della tradizionale festa georgiana. Alla tavola georgiana i brindisi sono fatti dal capotavola o “tamada” ed il vino viene bevuto dalle coppe di terracotta o dalle corna chiamate “kantsi”. É impossibile non terminare il bicchiere ad ogni brindisi, e si arriva a bere in un solo brindisi anche un litro di vino. Le principali regioni di viticoltura sono quelle di Kakheti nella Georgia orientale e nella provincia di Imereti dove potrete assaggiare i vini differenti.