Dopo la conquista da parte dell'esercito sovietico nel 1921, la Georgia fu incorporata nella Repubblica Socialista Sovietica Federativa Transcaucasica (RSSFTC), che comprendeva le odierne repubbliche di Armenia, Azerbaijan e Georgia; inoltre alcune province, storicamente appartenetni alla Georgia furono cedute a stati limitrofi: alla Turchia (provincia di Tao-Klarjeti), all'Azerbaijan (provincia di Hereti/Saingilo), all'Armenia (regione di Lore) ed alla Russia (parte della costa del Mar Nero).
Tra il 1921 ed il 1924, durante la resistenza al regime sovietico, circa 50.000 persone furono incarcerate o uccise; successivamente (anni 1935-1938, 1942 e 1945-1950) furono 100.000 i deportati georgiani (accusati di tendenze nazionaliste) mandati a morire nei gulag della Siberia sotto la dittatura di Stalin, per opera del capo della polizia segreta sovietica, il georgiano Lavrentij Beria. Nel 1936 la RSSFTC fu sciolta e la Georgia, negli attuali confini, divenne la Repubblica Socialista Sovietica Georgiana.
Nell'agosto del 1941, durante la seconda guerra mondiale, i nazisti invasero l'URSS anche per cercare di raggiungere i giacimenti di petrolio del Caucaso; gli eserciti di paesi dell'asse non riuscirono tuttavia ad arrivare in Georgia. Quasi 700.000 gieorgiani combatterono nell'armata rossa contro i nazisti, e di questi circa 350.000 furono uccisi. L'appello di Stalin all'unità patriottica e le efferatezze dei nazisti offuscarono il nazionalismo georgiano. Dopo la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, la politica di de-stalinizzazione di Kruscev fu seguita da una critica generale alla cultura ed alla gente georgiana, di cui Stalin faceva parte. Il 9 marzo 1956 centinaia di allievi georgiani furono uccisi quando dimostrarono contro Kruscev.
Il programma di decentralizzazione introdotto da Kruscev negli anni cinquanta fu presto sfruttato dai funzionari del partito comunista georgiano per sviluppare la loro propria base regionale. Nacque una prospera economia capitalistica all'ombra dell'economia di stato ufficiale; la Georgia era infatti una delle repubbliche sovietiche più economicamente sviluppate, ma anche più nella quale la corruzione era più diffusa.
Fra il 1964 ed il 1972 Eduard Shevardnadze, ministro dell'interno del paese, divenne celebre per la sua lotta alla corruzione e giunse ad ottenere la rimozione del corrotto Vasily Mzhavanadze, primo segretario del partito comunista georgiano: Shevardnadze divenne allora primo segretario con il benestare di Mosca. La sua politica fu efficace e portò la Georgia, tra il 1972 ed il 1985, ad un miglioramento generale dell'economia ufficiale, dovuto anche all'allontanamento di centinaia di funzionari corrotti. Nel 1985, Shevardnadze fu nominato ministro degli affari esteri del URSS e venne sostituito come guida georgiana da Jumber Patiashvili, un comunista conservatore generalmente inefficente di fronte alle sfide della perestrojka.
Nel 1978 il regime sovietico ordinò che Eduard Shevardnadze fosse rimosso dall'incarico e che, nella costituzione della Repubblica Socialista Federativa Georgiana, la lingua georgiana non fosse più definita come lingua ufficiale della Georgia; dimostrazioni di strada costrinsero il regime a recedere, il 14 aprile 1978 (all'atto dell'indipendenza, nel 1991, il 14 aprile è stato proclamato giorno della lingua georgiana).
Verso la fine degli anni ottanta si evidenziarono violenti disaccordi tra le autorità comuniste, il rinascente movimento nazionalista georgiano ed i movimenti nazionalisti nelle regioni abitate da minoranze etnico-linguistiche della Georgia, Ossezia del sud e Abkhazia. Il 9 aprile 1989, le truppe sovietiche dispersero una dimostrazione pacifica che contestava la formazione del nuovo governo a Tbilisi. Venti georgiani furono uccisi ed alcune centinaia feriti. L'evento radicalizzò la politica georgiana, spingendo molti - persino alcuni comunisti georgiani - a concludere che l'indipendenza era preferibile al regime sovietico.
La pressione dell'opposizione sul governo comunista, manifestata nelle dimostrazioni e nei disordini popolari, provocarono infine un'apertura del governo per elezioni parlamentari multipartitiche e democratiche, che si svolsero il 28 ottobre 1990. Vinse la coalizione della tavola rotonda diretta da Zviad Gamsakhurdia, il principale dissidente, che si mise alla testa del Consiglio supremo della Repubblica della Georgia.
Il 31 marzo 1991 Gamsakhurdia organizzò un referendum sull'indipendenza, che fu approvata dal 98,9% dei votanti. L'indipendenza formale dall'unione sovietica venne dichiarata il 9 aprile 1991, anche se ci volle un certo tempo prima che l'indipendenza fosse ampiamente riconosciuta dai paesi esteri. Il governo di Gamsakhurdia si oppose fortemente alla permanenza delle basi militari sovietiche restanti nella repubblica, e dopo il crollo dell'unione sovietica il suo governo rifiutò di unirsi alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI). |